CONCEPT
 
Janez Janša, Janez Janša, Janez Janša 
Signature Event Context

Nell'estate del 2007 tre artisti sloveni hanno cambiato ufficialmente il loro nome in quello di Janez Janša. Il loro lavoro si concentra sulla questione della firma, e in particolare sul ruolo che ha la firma in uno spazio pubblico. Nei loro diversi approcci, essi esaminano la famosa asserzione di Derrida sulla firma e sul suo rapporto paradossale con l'originalita' e la ripetizione.

"Per definizione, una firma scritta implica la non presenza effettiva o empirica del firmatario. Ma, si dira', essa segna e conserva il suo essere stato presente in un adesso passato, che restera' un adesso anche nel futuro, e percio' in un adesso in generale, nella forma trascendentale di una "qualita' dell'adesso" (mantenimento). Questo mantenimento generale e' in qualche modo inscritto, agganciato alla puntualita' presente, sempre evidente e sempre singolare, nella forma di una firma. Tale e' l'originalita' enigmatica di ogni ghirigoro sotto una firma. Perché si verifichi il collegamento alla fonte, bisogna che sia conservata l'assoluta singolarita' dell'evento della firma e della forma della firma: la pura riproducibilita' di un evento puro." (Jacques Derrida, "Signature Event Context" in Margins of Philosophy, tr. Alan Bass, pp. 307-330)

Il 28 gennaio 2008 Janez Janša, Janez Janša e Janez Janša hanno eseguito Signature Event Context al Monumento dell'Olocausto di Berlino, un'azione deambulante nei corridoi del Monumento. Ognuno di essi, fornito di un dispositivo GPS, ha seguito un percorso diverso all'interno della struttura del Monumento, in modo da creare insieme agli altri, nel loro cammino, una firma comune visibile solo in uno spazio virtuale (internet). Durante la performance gli artisti hanno ripetuto in continuazione "Jaz sem Janez Janša, Jaz sem Janez Janša, Jaz sem Janez Janša..." ("Mi chiamo Janez Janša"). *

Signature Event Context al Monumento dell'Olocausto combina i tre concetti del saggio di Derrida (firma, evento e contesto) mettendoli in una relazione complessa: la firma stessa e' un evento che ricontestualizza il luogo della firma.

Nel suo libro At Memory's Edge: After-images of the Holocaust in Contemporary Art and Architecture (Yale University Press, 2000) lo studioso americano James E. Young scrive che nei monumenti non c'e' alcun significato intrinseco. Il significato deriva loro dall'interazione dei visitatori: in un monumento, ogni visitatore fa un'esperienza propria e particolare del ricordo.

La struttura del Monumento all'Olocausto di Berlino, che invita il visitatore a fare un'esperienza individuale - come e' stato affermato dall'architetto Peter Eisenman che lo ha progettato - corrisponde all'intenzione del progetto Signature Event Context. Eisenman conclude il proprio ragionamento spiegando cosi l'esperienza che si fa nel Monumento:

"In questa costruzione non c'e' nessuno scopo, nessuna finalita', nessun comportamento consigliato o definito per nessuno. Neanche protrarre l'esperienza individuale al suo interno garantisce una maggiore comprensione, perché la comprensione e impossibile. Il tempo del monumento, la durata della sua visita dalla cima al piano terra, e' totalmente scollegato dal tempo dell'esperienza. In questo contesto non c'e' nostalgia del passato, non c'e' ricordo del passato, c'e' solo la memoria vivente dell'esperienza individuale. Qui, possiamo conoscere il passato solo attraverso il suo manifestarsi nel presente." (Eisenman Architects, Memorial to the Murdered Jews of Europe, Berlin. Testo del progetto di Peter Eisenman)

Nelle parole di Derrida, camminare e pronunciare una firma da parte di Janša, Janša e Janša, sono la manifestazione fisica della qualita' dell'adesso attraverso l'esperienza individuale. Le tracce del passaggio e della pronuncia della firma restano solo nello spazio virtuale. Il ricordo e' gia', sempre, una performance di virtualita'.



* La performance era prevista per l'apertura di TRANSMEDIALE.08 il 29 gennaio 2008 alle 8.30 nell'atrio della Haus der Kulturen der Welt. E stata CANCELLATA congiuntamente dal direttore di Transmediale Stephen Kovats e dal curatore ospite Nataša Petrešin-Bachelez il 25 gennaio 2008.
 
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