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Problemarket, i problemi come merce.

Tatiana Bazzichelli

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An interview with Janez Janša.
Teknemedia 28 April 2006

Do you have a problem? Di problemi nell’arte contemporanea ce ne sono molti. Per fortuna c’e chi, come come Janez Janša e Igor Štromajer, ha pensato a dargli un valore economico. Con Problemarket.com - The Problem Stock Exchange, i problemi vengono immessi nel mercato e quotati in Borsa. Il progetto sfrutta vari media, dalla televisione alla radio, a Internet, dando il via a un originale processo creativo. Abbiamo incontrato Janez Janša per parlare dei problemi che movimentano l’arte contemporanea.

TB: in un elenco dei maggiori problemi dell’arte contemporanea italiana in base al PRO, la valuta ufficiale della borsa dei problemi, quali occuperebbero i primi cinque posti ?

DG: in qualita di Presidente del CDA della Problemarket.com, non posso permettermi di sbilanciarmi stilando classifiche che potrebbero influenzare l’andamento del mercato borsistico. Supervisiono le contrattazioni degli investitori nel parquet borsistico trattando quindi azioni e non problemi. La compra-vendita della merce avviene all’interno del Mercato Libero dei Problemi sul quale non esercito alcun controllo. Le confesso che sono rare le imprese che trattano questioni d’arte contemporanea, probabilmente perché di ristretto interesse e poco profittabili. Tra esse la contemPROart, la Kunst4all e la ARTrite.com. che si occupa dei "problemi di salute" dell’arte contemporanea e della cronica restrizione degli spazi a essa riservati.

TB: un problema "a piacere" da risolvere nel campo dell’arte contemporanea attuale.

DG: Problemarket crede fermamente che i problemi abbiano un gran valore e che pertanto se ne possa fare commercio come con qualsiasi altro bene di consumo. La Problemarket.com e nata nel nome del profitto e pertanto le soluzioni di problemi rappresentano per noi il nemico numero uno. Non mi chieda dunque di risolverne alcuno. I problemi vanno generati, coltivati ed incentivati, non risolti!

TB: diventando un mecenate in Italia, che tipo di lavori d’arte finanzieresti?

DG: opterei per un’iniezione finanziaria a favore dell’arte contemporanea piu innovativa e radicale nella certezza che la perdita causata dalla soluzione dell’aspetto economico-finanziario di questo settore venga, in un immediato futuro, ampiamente ricompensata dai profitti derivanti dalla massiva presenza sul mercato libero di tutti quei problemi che certe pratiche artistiche contemporanee sembrano in grado di generare. Cio si tradurrebbe in breve termine nell’innalzamento dell’Indice IX-PRO e la figura di filantropo conferirebbe alla mia persona, e quindi indirettamente anche alla Problemarket, un ampio ritorno di immagine con tutti i benefici (anche economici) a essa legati.

TB: Problemarket ha partecipato a diverse rassegne artistiche, fra cui il Piemonte Share Festival. Lo definisci un progetto d’arte?

DG: Problemarket nel corso degli anni ha subito svariate definizioni e noi le abbiamo accettate tutte senza pudori. La nostra presenza a Share e solo l’ultima di una serie di attivita internazionali volte alla conquista di nuovi mercati. Ma a Torino abbiamo evitato questioni d’arte e cultura digitale. Coadiuvati da Antonio Caronia, il Direttore di PROmediaSet, il Centro Studi di Problemarket per i problemi dei Media che ha sede a Milano, abbiamo presentato le nostre visioni per il mantenimento e lo sviluppo della questione TAV in Val di Susa.

TB: un problema da risolvere per Teknemedia?

DG: un problema e semplicemente una sfida considerata da un punto di vista sbagliato, asseriva GK Chesterton. Invece di risolvere un problema per Teknemedia augurerei alla rivista e a tutti i suoi lettori un esponenziale incremento di problemi!

www.problemarket.com

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Sonja Grdina

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