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Be an artist at your own risk!

Domenico Quaranta

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Interview with Janez Janša

Drome Magazine, 10 September 2005

Più lo conosci, più fatichi a capire se si tratti di un giocherellone o di un giocatore alla Dostoevskij. Gioca all’artista da sempre, e gioca a soldi. Non è un baro, ma ne ha incontrati tanti. E come tutti i veri giocatori, trasforma in gioco tutto ciò che fa. In Problemarket.com, recita la parte del businessman e gioca con i media, le leggi dell’economia, il ruolo dei problemi nella nostra vita quotidiana; Demokino colpisce per la sua problematica interattività e per il clown che si fa beffe del giocatore; Trst je Nostra! gioca col linguaggio e con la storia, I need money to Be an Artist con le reazioni dello spettatore a una richiesta così esplicita. Ma è in machinaZOIS, il suo flipper per artisti, che Janez Janša ha tradotto le sue riflessioni sul gioco dell’arte.
Intitolato a Ziga Zois (1747 - 1819), il mecenate per eccellenza per uno sloveno come Janša, machinaZOIS è "il tuo mecenate elettromeccanico". Ti permette di aggirare i macchinosi sistemi di finanziamento tradizionali, e paga in cash. Ma se vuoi vincere, devi imparare a giocare. E a rischiare...

DQ. A un primo livello, il gioco di machinaZOIS sembra essere quello di Janez Janša con le dinamiche del mondo dell’arte, le aspettative dell’artista, la burocrazia delle application...

DG. MachinaZOIS è nato da una analisi critica approfondita e disincantata del ruolo dell’artista nella società contemporanea, del complesso sistema di relazioni sociali nel quale opera e soprattutto dell’iter burocratico che deve compiere per giungere alla realizzazione del proprio progetto artistico e per “costruire” la sua carriera.
Chiaramente il primo stimolo per la realizzazione di machinaZOIS è arrivato dalla riflessione su esperienze compiute in prima persona, ma nello sviluppo dell’idea e nella realizzazione finale ho fatto molta attenzione ad affrontare la questione da un punto di vista più generale e meno individuale.

DQ. E tuttavia, la tua esperienza è importante, anche nel tuo cercare alternative al sistema che machinaZOIS descrive e a cui, in quanto opera d’arte, deve piegarsi. Per questo vorrei insistere ancora su di te e capire che peso hanno, nel tuo giocare all’artista, abilità manageriali e azzardo, coraggio e fortuna?

DG. Dato che Aksioma, l’istituzione culturale che dirigo, è sia produttore che distributore dei miei lavori, mi trovo spesso direttamente coinvolto in tutte le fasi che riguardano la realizzazione di un progetto ed a dovermi calare repentinamente in ruoli differenti che non sempre hanno a che fare con il lato artistico della produzione.
L’abilità manageriale è dunque fondamentale. È la capacità di saper organizzare ed ottimizzare i tempi, le risorse, gli spazi, i collaboratori. L’azzardo é per chi crede nella fortuna. Il coraggio é invece molto importante. In tutte le fasi del processo creativo si è costantemente chiamati a prendere delle decisioni, a fare delle scelte. Non sempre si riesce a preventivare dove queste scelte porteranno. A volte si salta nel buio. Il solo fatto di credere a fondo in ciò che si fa è un’enorme atto di coraggio. Proprio per questo uno dei moniti che appare nel display di machinaZOIS, prima che il “giocatore” inserisca il gettone, è Be an Artist at Your Own Risk!

DQ. Il flipper è un gioco un po’ demodé, soppiantato dai videogame con cui si sono esercitati molti altri media artisti. Anche per questo, la scelta sembra dettata da motivazioni profonde. Cosa l’ha determinata?

DG. Rispetto ai videogiochi il flipper mi ha sempre affascinato per la particolare dinamicità del gioco, per la sua fisicità, la sua tridimensionalità, per tutte quelle luci intermittenti...
La prima bozza dell’idea per machinaZOIS mi venne una sera in un bar giocando a flipper con degli amici. Mi resi conto che, mentre io badavo esclusivamente a non perdere la pallina, altri giocatori più esperti sapevano esattamente quali target dovevano colpire. Conoscevano le regole del gioco e per questo potevano mettere in atto delle strategie. Pensai allora agli artisti...

DQ. Alla fine, in ogni caso, a vincere non è il miglior artista, ma il più bravo giocatore di flipper...

DG. è vero, anche perché il giocatore è spinto ad identificarsi più con l’artista occupato nell’aspetto manageriale della sua professione che non con l’artista impegnato nell’atto creativo.

DQ. machinaZOIS è insieme una soluzione (perché sgancia dei soldi, e in contanti), e un addestramento a determinate pratiche sociali. Viene da chiedersi se esalti o ironizzi sulle potenzialità "educative" del gioco...

DG. Per interagire con machinaZOIS l’utente deve acquistare un apposito gettone dalla “cassiera mobile” che agilmente scivola tra il pubblico sui suoi pattini a rotelle. Il denaro in questo modo da lui “investito” va ad incrementare il “Jackpot” che, al termine del periodo espositivo di machinaZOIS, verrà destinato in toto al miglior candidato/ giocatore quale contributo finanziario per il suo prossimo progetto artistico. In questo senso, machinaZOIS costituisce una fonte alternativa di finanziamento agli artisti che comporta alcuni vantaggi sostanziali rispetto ad altre fonti pubbliche. La componente ironica è evidente, comunque sempre in funzione di una profonda analisi critica.

DQ. In che misura il gioco e la beffa sono importanti per il tuo lavoro?

DG. L’aspetto ludico ha sempre ricoperto nel mio lavoro un ruolo importantissimo. Il gioco è al contempo intrattenimento, stimolo e invito al ragionamento ed all’apprendimento di alcune realtà: esattamente ciò che faccio mentre lavoro. A volte mi intrippo in brevi solitari, ma in linea di massima cerco dei “compagni di gioco” con i quali condividere un obbiettivo. Fondamentali all’interno del mio percorso artistico sono infatti le numerose e fruttuose collaborazioni con fantastici compagni di giochi quali Antonio Caronia, Igor Stromajer, il collettivo BAST ed il network SilentCell, ma purtroppo mi è anche capitato di giocare con dei bari incurabili, casi disperati. In questi casi mi comporto come i bambini dell’asilo e grido incazzato: “io non ci gioco più con te!”

machinaZOIS
machinaZOIS 2.0 VTC

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Sonja Grdina